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Quando l’Italia trema

Draquila – L’Italia che trema

Sabina Guzzanti, Italia, 2010

La solita storia: i panni sporchi si lavano in famiglia. Vedere “Draquila” a Bruxelles,  un anno dopo (o quasi) e decontestualizzato, svincolato dal legame forte col dramma del terremoto e del suo sfruttamento – non solo mediatico – che l’Italia ha vissuto, è a dir poco sfiancante. Pochi e silenziosi spettatori in sala da cui ho potuto distinguere un solo commento mentre scorrevano i titoli di coda: “Ah les italiens!”. Umiliante. E subito sono ritornato coi ricordi a quelle polemiche scoppiate pochi mesi fa intorno alle dichiarazioni del primo ministro italiano Berlusconi, protagonista indiscusso del film, in cui veniva lamentata una presunta pubblicità negativa per il paese agli occhi del mondo proveniente da alcune opere di denuncia della criminalità organizzata (leggi Gomorra, Roberto Saviano, 2006). I panni sporchi, appunto… ho provato senza successo a riderci su.

Anche la fortuna di “Draquila” è legata a simili rivendicazioni di omertà da parte di esponenti del governo italiano. Costituirebbe, secondo il ministro per i Beni e le Attività Culturali Sandro Bondi, un offesa al popolo italiano. Eppure un’analisi imparziale e sicuramente più lucida del film non ha potuto portarmi alle stesse conclusioni. Non posso essere daccordo, pur nella consapevolezza che quella dipinta dal film non è certo un’ Italia piena di lustro. Ma è il popolo che viene offeso? Che cos’è “Draquila”? Cine-documentario e quarto lungometraggio della regista e attrice italiana Sabina Guzzanti. Tema del film sono le vicende di cronaca che hanno scosso l’Italia nel 2009. Lo spettatore viene informato sui fatti: la città di L’Aquila (Italia centrale) sconvolta da una violenta scossa di terremoto che ne ha distrutto il centro storico e i successivi provvedimenti del governo in “soccorso” dei cittadini rimasti senza tetto; i modi della satira e dell’inchiesta giornalistica, una tecnica cinematografica ben lontana dallo sfarzo delle produzioni mainstream ma scorrevole, giovane, dinamica; una denuncia feroce dell’operato delle istituzioni pubbliche e private che hanno più o meno illecitamente sfruttato questa gallina dalle uova d’oro che è stato il terremoto. Tirando le somme però qualcosa mi trattiene dall’esprimermi positivamente sul film in sè. E’ forse il non voler cedere alle lusinghe di un paio di minuti d’odio orwelliani, o di uno sterile antiberlusconismo da una botta e via, chiara reminiscenza della formazione televisiva di Guzzanti. Tutto questo, sinceramente, mi annoia. Sia chiaro però che lo ritengo un film indispensabile, che ognuno dovrebbe vedere. Al di là del messaggio di denuncia che esso trasmette bisogna rendere merito alla sua autrice per lo sforzo che da anni porta avanti a tutela della libertà di espressione e contro i suoi detrattori. Un percorso che va dalla televisione, al teatro, al cinema e alle giovani forme di comunicazione offerte dalle tecnologie digitali – vedi per esempio l’intelligente decisione di sfruttare le nuove enormi possibilità di diffusione di un film come “Draquila” on line. Insomma: si può essere più o meno daccordo ma non lo si può ignorare, bisogna vederlo ed è bene parlarne.

E il popolo? Il popolo italiano sembra qui spaccato in due: da una parte i sostenitori del governo, famelici consumatori dei prodotti televisivi tra i più astuti al mondo nelle tecniche della persuasione di massa; dall’altra una minoranza delusa, ignorata dalla classe politica in toto quando non addirittura in contrasto con maggioranza e opposizione. Leggerei la figura del popolo qui rappresentata come quella di una vittima in entrambi i casi. E così si cambia completamente prospettiva: le dichiarazioni di chi da un tale messaggio si sente offeso perdono senso e sembrano piuttosto un tentativo malcelato di voler nascondere qualcosa.

Claudio Santancini

Per piu informazione:

http://www.draquila-ilfilm.it/

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