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La sera del 24 ottobre, sul palco del Teatro Nazionale di Bruxelles, è andata in scena La fila indiana di Ascanio Celestini. Questa rappresentazione parte da un’iniziativa dell’associazione ARCI in collaborazione con Feltrinelli per reagire “alle scellerate politiche sull’immigrazione” che l’Italia ha promulgato nel 2009. Inizia così una campagna di sensibilizzazione dal nome “Il razzismo è una brutta storia” di cui questo spettacolo fa parte. Qui a Bruxelles invece lo spettacolo è sostenuto dal Festival delle Libertà che come tema quest’anno sceglie “l’omologazione”.

La fila indiana è un’insieme di storie che raccontano di tutti: dai cittadini ai politici, dai precari ai bambini, in un disegno che, purtroppo, rappresenta un’Italia non più democratica. Viene affrescato un paese che non è più libero di sceglierre i suoi politici, dato che questi ,in organizzazione tra di loro si passano il gioco del potere sotto il naso della libertà di voto. Tra corruzione e mafia vengono toccati tanti problemi con cui il “belpaese” si ritrova a fare i conti. Una rappresentazione ironica e cinica di come le acque si muovono in Italia. Favoritismi politici, mafia, masse che rispondono al richiamo della teleisione e con essa compiono il loro percorso, uomini soli che perdono di vista il valore della vita scambiondo tutto ciò che li circonda per oggetti. Così Celestini inscena  un’umanità che ha perso il lume della ragione.

Ma le responsabilità di quello che succede non viene fatta cadere solo sul centro del potere ma anche sulla popolazione. Si perchè sono i cittadini i veri responsabili di quello che succede nella vita politica e Celestini non perde quest’occasione importante per farci riflettere su questo punto. Se l’uomo si affida ai partiti per cambiare quello che non va in casa sua rischia veramente di affogare e con lui anche quelli che gli stanno vicini.

L’umanità di Celestini e le sue doti teatrali ci portano in un teatro dove comunque non manca la risata che dopo averci divertito ci invita alla riflessione sulla forza di questa “fila indiana” nella quale tutti ci troviamo a marciare e marcire e dove il diverso è temuto invece che accolto. Quando abbiamo perso la nostra umanità e per diventare cosa?
Una problematica, quella dell’identià, attuale più che mai in una città multiculturale come Bruxelles dove la coabitazione tra culture ancora non ha trovato un punto stabile.

Lo spettacolo di Celestini si chiude con una canzone scrtta e composta da lui intitolata La casa del ladro che , come il racconto di Calvino La pecora nera, ci mostra come ancora non siamo in grado di sentire il mondo come unico e di tutti e dove rubando in quelal che pensiamo la casa d’altri rubiamo invece in casa nostra.

Federica Catastini

Piu di informazione:

http://www.theatrenational.be/fr/program/66/La-fila-indiana

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